B&B La Fontanella

B&B La Fontanella da B&B La Fontanella

Da: B&B La Fontanella  12/07/2011
Parole chiave: B&B, bed & breakfast, Dormire

A SOLI 10 KM DAL MARE

Il bed & breakfast “La Fontanella” si presenta come una accogliente struttura indipendente recentemente ristrutturata, situata nel quartiere Civitanova, cuore del centro storico della città di Lanciano. L’edificio, all’interno del quale è garantita la massima riservatezza, si trova a pochi passi dalla piazza principale, che accoglie la antichissima Cattedrale e il teatro, e a soli 5 minuti a piedi dalla Chiesa di San Francesco che custodisce il Miracolo Eucaristico. Una posizione strategica, al centro dei luoghi più significativi della città, dalla quale raggiungere facilmente una varietà di locande e ristoranti per degustare i prodotti tipici della cucina frentana.

All’ interno della struttura riserviamo ai nostri ospiti camere confortevoli e luminose con bagno, dotate di televisione, e una sala comune per la colazione; inoltre, essendo di antica costruzione, il b&b ha delle mura perimetrali molto spesse, che garantiscono in modo naturale un ambiente fresco e confortevole. Per i nostri ospiti mettiamo a disposizione anche un salotto con tavolo e divano, ideale per trascorrere momenti di relax. Il bed and breakfast si sviluppa su due piani, garantendo così la massima privacy e discrezione ai suoi ospiti.

Il bed & breakfast “La Fontanella” sarà a vostra disposizione per tutte le informazioni e le curiosità riguardo i posti da visitare e il modo migliore per raggiungerli, attraverso una piacevole passeggiata nei vicoli più antichi e angusti della città del miracolo, della musica, e delle fiere.

COSTI CAMERE : SINGOLA MIN. € 30 MAX € 35; DOPPIA MIN. € 50 MAX € 60; TRIPLA MIN. € 60 MAX € 75.

Cenni storici sulla città di Lanciano.

La città di Lanciano vanta una storia millenaria. Fu fondata, prima di Roma, da Solima, mitico compagno di Enea, che la chiamò Anxanon in onore del fratello Anxa. La città antica si estendeva su tre colli, in vista dell’Adriatico e della Majella, distinta in quattro quartieri, con nove porte, lungo la cerchia delle vecchie mura, e nove fontane.
Divenuta municipio romano nel II sec. a.C., divenne famosa nei secoli per le sue famose nundinae o fiere, grazie alle quali rappresentò sempre un centro vitale di scambi commerciali.
Nei secoli successivi continuò ad essere un abitato importante, come testimonia anche la costruzione in età romana del Ponte di Diocleziano, l’ardito ponte, che con le sue possenti arcate sostiene la Cattedrale e che ha congiunto per secoli il centro abitato con il “prato delle fiere”.
Alla caduta dell’Impero Romano seguirono la dominazione bizantina e longobarda. Nel XIII sec. ebbe un periodo di forte vitalità soprattutto grazie alla politica di Federico II. Fu poi elevata a rango di Civitas nel XVI sec. Fulcro nei secoli della cittadina fu la Piazza Plebiscito, in cui i quartieri del centro storico si intrecciano ancora oggi con la parte nuova e vitale dell’abitato. Sulla piazza si affacciano edifici-simbolo della città quali la Cattedrale, la Chiesa del Miracolo, il Palazzo Comunale, la torre civica, il Teatro Fenaroli. La vita della città si svolgeva nei quartieri storici che ancora oggi conservano la primitiva conformazione e testimoniano con i molteplici e pregevoli monumenti la vitalità artistica e culturale di questo antico centro frentano.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, a causa della crescita economica e demografica, la città si andò sviluppando in modo considerevole verso la parte che era un tempo dedicata alle Fiere cittadine, dando vita alla Citta Nuova.

 

 

Il Miracolo Eucaristico.

È il primo che la Chiesa Cattolica ricordi e avvenne nell’VIII secolo nella chiesa di S. Legonziano dei monaci Basiliani. Un Monaco, mentre celebrava la Messa, fu tormentato dal dubbio circa la reale presenza di Gesù Cristo nel Sacramento; il Prodigio si verificò con la trasformazione dell’Ostia Santa in Carne e dei Vino in Sangue che si raggrumò in cinque piccoli globuli irregolari per forma e grandezza. Queste Sacre Reliquie furono conservate per cinque secoli dai monaci Basiliani e poi dai Benedettini succeduti nella Chiesa di S. Legonziano; dal 1258 sono conservate nella Chiesa di S. Francesco d’Assisi, costruita sullo stesso tempio dei Basiliani.
Il Miracolo Eucaristico è stato oggetto di diverse ricognizioni da parte delle autorità ecclesiastiche negli anni 1574, 1637, 1770, 1886, 1970 e 1981. Le Reliquie sono conservate in un Ostensorio d’argento del 1713, e in una antica ampolla di cristallo di Rocca.
Alle varie ricognizioni ecclesiastiche, hanno fatto seguito quelle scientifiche compiute dal Prof. Odoardo Linoli, libero docente in Anatomia e Istologia Patologica e in Chimica e Microscopia clinica, coadiuvato dal Prof. Ruggero Bertelli dell’Università di Siena. Le analisi, eseguite con assoluto e accertato rigore scientifico e documentate da una serie di fotografie al microscopio, pubblicate dallo stesso Prof. Linoli, hanno dato i seguenti risultati:
- La Carne è vera Carne, Il Sangue è vero Sangue.
- La Carne è costituita da tessuto muscolare del cuore (miocardio).
- La Carne e il Sangue appartengono alla specie umana.
- La Carne e il Sangue hanno lo stesso gruppo sanguigno (AB).
- Nel Sangue sono state ritrovate le proteine normalmente frazionate con i rapporti percentuali quali si hanno nel quadro sieroproteico del sangue fresco.
- Nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali: Cloruri, Fosforo, Magnesio, Potassio, Sodio e Calcio.
- La conservazione della Carne e del Sangue, lasciati allo stato naturale per dodici secoli ed esposti all’azione di agenti atmosferici e biologici, rimane un Fenomeno Straordinario.

 

La Cattedrale.

La caratteristica che rende unica nel suo genere la chiesa consiste nel fatto di essere edificata su tre archi di un ponte romano, il ponte di Diocleziano. La decisione di erigere un luogo di culto in onore alla Madonna si ebbe dai cittadini lancianesi nel 1389. Venne intitolata prima Oratorio di Maria Santissima del Ponte, poi Santa Maria delle Grazie. Nel 1088, durante dei lavori di ristrutturazione del ponte dopo un terremoto venne ritrovata una statua della Madonna col Bambino, che venne ribattezzata Madonna del Ponte. La statua risulta trattarsi di un’antica icona bizantina, nascosta nell’VIII secolo in un arco del ponte per sottrarla agli iconoclasti. La chiesa venne edificata nel XIV secolo. Agli inizi del XVII secolo, per opera di Tommaso Sotardo di Milano venne costruito il campanile. Nel 1785 alcuni lavori portarono all’arricchimento delle forme architettoniche interne. Fu interamente ricostruita nel XVIII secolo, su progetto dell’ingegnere Eugenio Micchitelli, demolendo la preesistente chiesa della Santissima Annunziata. La facciata, iniziata nel 1819, non fu mai terminata nella parte superiore.

 

La chiesa di San Francesco.

Venne eretta, in stile gotico, tra il 1252 e il 1258 dai frati Minori Conventuali, sulla sottostante chiesa di San Legonziano, rendendola una delle prime chiese conventuali in Abruzzo. Il sottostante luogo di culto fu lo scenario del Miracolo Eucaristico, avvenuto, secondo la tradizione cristiana, nel VII secolo. Tra il 1730 e il 1745 il santuario fu oggetto di massicci interventi di adeguamento ai canoni estetici del periodo, che gli conferirono l’attuale aspetto barocco, con navata unica ampia ed alta. Degli originali sei altari minori oggi ne rimangono solo due, collocati nelle vicinanze del presbiterio. L’opera di restauro in occasione del Giubileo del 2000 ha restituito alla chiesa il suo splendore settecentesco. La facciata in pietra ha un’austerità francescana. All’interno, si nota una ricchezza di linee barocche gradevoli soprattutto nelle curve eleganti di gusto borrominiano. Sono qui conservate le reliquie di un miracolo avvenuto nell’VIII secolo nella chiesa di San Legonziano dei monaci Basiliani. Un monaco mentre celebrava la messa fu tormentato dal dubbio circa la reale presenza di Gesù Cristo nel Sacramento: il prodigio si verificò con la conversione dell’ostia santa in carne, e del vino che si raggrumò in cinque piccoli globuli irregolari. E’ ricordata quindi come la Chiesa del Miracolo Ecauristico.

 

Santa Maria Maggiore.

Secondo la leggenda la chiesa venne edificata su un tempio pagano dedicato al dio Apollo, nel luogo dove si tenevano le Nundianae meractus, cioè le fiere. Diversamente gli scavi operati nel 1968, durante lavori di restauro e ripristino, hanno fatto affiorare tracce di una chiesa romanica, risalente probabilmente alla fine del XII secolo, inglobata nelle successive costruzioni. La trasformazione dell’antica struttura iniziarono nel 1227, sotto la dominazione sveva, diretta da maestranze cistercensi-borgognone, provenienti dai cantieri dell’abbazia di Santa Maria Arabona. Venne ampliata longitudinalmente con la realizzazione del presbiterio, quadrato esternamente e ottagonale internamente, con copertura ad ombrello. Fu in quell’occasione che venne abbassato di qualche metro il piano calpestio dell’interno e vennero realizzare le volte sulle navate. Vennero conservati, del vecchio tempio, il basamento del campanile, alcune pareti e il portale principale. Nel 1317 fu realizzata la nuova facciata orientale, si affaccia su via Santa Maria Maggiore, rivolta verso la nuova direttrice di espansione della città, con un portale gotico di Francesco Petrini. Conseguentemente a questa modifica strutturale il presbiterio venne trasformato in vestibolo e l’antico portale venne murato per accogliere l’abside. Furono realizzati inoltre due portali laterali con elementi tipicamente federiciani, che richiamano soluzioni riconducibili a Castel del Monte in Puglia. Fu innalzata la torre campanaria, affiancata da un’altra gemella, che secondo le cronache locali venne distrutta dal terremoto del 1600. Nel XVI secolo, con il fermento urbanistico che caratterizzò il quartiere Civitanova soprattutto dal 1515, quando vi si stanziò il nuovo Arcivescovado, la chiesa fu oggetto di ulteriori operazioni. Con le trasformazioni del 1540 l’assetto della chiesa gotica venne completamente stravolto, con l’abbattimento della navata sinistra per lasciare spazio ad una grande navata centrale, il cui ingresso era rivolto verso il campanile; la navata centrale fu trasformata in navata laterale, mentre dalla navata destra si ricavarono le cappelle. La facciata monumentale del Petrini venne affiancata da un nuovo prospetto, il cui coronamento orizzontale fu posto in corrispondenza di quello già esistente, con rosone e portale in corrispondenza della nuova navata. Subì modifiche anche l’interno, con un rivestimento ad intonaco e con la dotazione di elementi ornamentali di carattere tipicamente rinascimentale. A riportale il luogo di culto al suo presunto aspetto gotico-cistercense sono stati i massicci interventi di ripristino operati sotto la guida del Soprintendente Mario Moretti alla fine del 1960.

 

Le Torri Montanare.

“Per varie porte si apre l’adito a questa città, fabbricate sul gusto dei mezzi tempi, con guardie, antímurí, merli, torri e ponti a levatoio, per poter impedire qualunque incursione.” Così nel 1790 scriveva l’ Antinori parlando delle mura che cingevano Lanciano. Oggi esistono integre solo le Torri Montanare, che guardano la valle che si apre verso la Maiella. Vennero erette verso la fine dei secolo X quando la città si estese con la costruzione del nuovo quartiere di Civitanova, per rendere più sicura quella parte della città che terminava in pianura. Il tratto lungo Via S. Spaventa è costituito da muratura a faccia vista con scarpa esterna. A Nord, invece, le mura sono costituite da una struttura mista di pietrame e mattoni, circostanza questa che fa supporre l’essere la struttura originaria di tutte le mura. La Torre medievale interna è a pianta rettangolare ed è formata da 3 lati chiusi e il 4, quello rivolto verso l’interno, aperto in modo tale da precluderne l’uso contro la Città da parte dei nemico che fosse riuscito a conquistarla. Nell’angolo Nord-Ovest è situata la torre più bassa sporgente verso l’esterno, che risale al XV secolo.

 

La fontana del Borgo.

La fonte del Borgo o fontana del Borgo si trova nell’omonimo quartiere di Lanciano, in provincia di Chieti. È iscritta all’elenco dei monumenti nazionali. Risalente al XVI secolo , era anticamente una fontana pubblica nota anche col nome di fontana della Pietrosa, situata nei pressi dell’antica porta Sant’Angelo. Nel corso del tempo è stata oggetto di diversi interventi di manutenzione. Attualmente si presenta visibile solo parzialmente a causa del riempimento della Valle Pietrosa e dalla sopraffazione edilizia. L’impianto consiste in un frontone a timpano con vasca e in un lavatoio laterale a forma di rettangolo allungato, con 12 aperture arcuate a tutto sesto e ghiera in mattoni. Il corpo centrale è racchiuso da lesene in mattoni con capitelli e trabeazione, ornati con fregi a trifogli, che sostengono il timpano triangolare in mattoni sagomati. Tra le lesene il paramento presenta un rivestimento in lastre di pietra leggermente sporgente, che costituisce la base d’appoggio per le sei maschere di volti umani con criniere di leoni , dalle cui bocche sgorga l’acqua. Il corpo laterale del lavatoio, al contrario di quello centrale, è costituito in muratura notevolmente eterogenea di pietra e mattoni, presenti però solo sulle ghiere degli archi. A fronteggiare il lavatoio vi è un tratto di muro in pietra e mattoni, con una finestrella quadrata.

 

La chiesa di Santa Lucia.

La Facciata di S. Lucia presenta molte analogie con quella di S. Francesco nella zoccolatura in pietra e nel Portale. Questa di S. Lucia appare però di proporzioni più slanciate ed è decorato da un giro di fiori a punta di diamante che dà all’insieme una maggiore leggerezza ed eleganza. Il Rosone che occupa la parte alta della Facciata appartiene alla scuola di Francesco Petrini. A seguito del crollo della cupola, avvenuto nel 1791, fu scoperta un’iscrizione Gotica secondo cui la prima pietra della Chiesa era stata posta nel 1250 sulle rovine del tempio di Lucina. L’interno è stato ricostruito alla fine del secolo scorso con dignitose linee neoclassiche. Dietro e parallelamente al Torrione e alle Mura Aragonesi sorge la Chiesa di Santa Chiara riaperta al culto dopo alterne vicende; annesso alla Chiesa era un grosso Convento di Clarisse. In seguito all’abolizione della feudalità il Convento fu adibito in parte a caserma di soldati, in parte ad Asilo Infantile.

La Costa dei Trabocchi (a circa 16 Km da Lanciano).

La costa dei trabocchi è il litorale della provincia di Chieti, caratterizzato dalla presenza di numerosi trabocchi, palafitte in legno ancora oggi utilizzate per pesca. Questo tratto di costa, presenta varie tipologie di spiagge sabbiose o di ciottoli, e zone rocciose particolarmente frastagliate. In corrispondenza di Fossacesia Marina, le spiagge sono per lo più di ciottoli e l’acqua è sempre incredibilmente limpida e fresca; il paesaggio marino è poi incorniciate da una vegetazione ancora selvaggia che rende questo tratto di costa particolarmente affascinante e apprezzato da quanti amano il relax e la natura.

 

San Giovanni in Venere (a circa 12 Km da Lanciano).

L’Abbazia di San Giovanni in Venere si trova su una collina circondata da uliveti d’argento, con vista sulla vicina costa. Il complesso, composto da basilica e monastero è stato costruito all’inizio del XIII secolo. La facciata principale della chiesa presenta il Portale della Luna, realizzato in marmo e decorato con altorilievi e con materiali antichi. Il Portale delle Donne, posto sul lato sud, presenta dei decori in marmo con il campanile mozzato, caratterizzato da feritoie che lasciano intuire l’uso come torre difensiva. Internamente, l’edificio si compone di tre navate e gli absidi sono decorati con affreschi del 200. La cripta, sotto l’altare maggiore, custodisce colonne di epoca romana, mentre sotto l’ingresso principale si trovano i resti dell’antica chiesa paleocristiana.

 

Fossacesia Marina (a circa 12 Km da Lanciano).

E’ una ridente e tranquilla località turistica balneare abruzzese. E’ situata lungo la costa adriatica nel Golfo di Venere, in prossimità della foce del fiume sangro. Ha un’ampia spiaggia ghiaiosa di circa 3 km, mentre un’altra parte della costa, piuttosto rocciosa, scende a picco sul mare ed è meta preferita per gli appassionati di sub e di pesca sportiva. Una particolarità del lungomare è la presenza di trabocchi, strutture fisse tipo palafitte, usate per la pesca a mezzo di grandi reti a bilancia azionate manualmente con apposite leve. Sul colle che sovrasta la riviera si erige la suggestiva Abbazia di San Giovanni in Venere, antico tempio dedicato a Venere. Sulla riviera si susseguono servizi commerciali, bar, ristoranti e un centro sportivo polivalente. Un ampio marciapiede alberato consente di svolgere lunghe passeggiate, avvolti dalla brezza marina. A 3 Km dal paese e a 12 Km dalla città di Lanciano, Fossacesia Marina è ben collegata con località montane della Majella attraverso la strada a scorrimento veloce FondoValle Sangro che conduce anche nella graziosa oasi naturalistica del lago di Bomba.

 

San Vito Chietino (a circa 11 Km da Lanciano).

San Vito Chietino (popolazione comunale circa 5.000 abitanti), chiamato “paese delle ginestre“, sorge lungo la suggestiva “Costa dei Trabocchi”. Il centro storico, di origine medievale con fortificazioni, è situato su una collina (119 m. slm.) dalla quale si gode un panorama mozzafiato che abbraccia il massiccio della Majella, le dolci colline ricoperte da immensi vigneti e uliveti e un’ampia fascia litorale costellata da quelle straordinarie macchine da pesca, simili a giganteschi ragni sospesi sul mare, chiamate “trabocchi“. Dell’antico assetto medievale si possono riconoscere solo il tracciato viario e una piccola parte del borgo fortificato. Il monumento più importante è la chiesa parrocchiale della SS. Immacolata Concezione (XIX sec.). La frazione Marina di S. Vito Chietino (o S. Vito Chietino Marina) è una rinomata località balneare della costa abruzzese.

 

Vasto (a circa 38 Km da Lanciano).

La città di Vasto, antico centro di arte e cultura è dotata di una lunga, magnifica ed amplissima spiaggia, che si apre verso Nord in una costa frastagliata da suggestive scogliere e insenature. La cucina locale è gustosa e genuina, con specialità gastronomiche di rilevanza internazionale. Numerose e notevoli sono le manifestazioni d’arte, mondanità, folcloristiche e sportive che vi si svolgono annualmente.VASTO offre arte, storia e cultura VASTO MARINA spiagge, relax e divertimento. Queste sono le motivazioni per le quali oggi VASTO è una delle più ambite mete turistiche della costa adriatica. Vasto non solo è ideale per chi vuole concedersi un vacanza rilassante o decide di stabilirvisi permanentemente, godendosi le suggestive bellezze del posto, ma anche per chi intende visitare ciò che di interessante offre l’Abruzzo: i dintorni. Facilmente raggiungibili sono le Isole Tremiti, l Parchi nazionali, Paesi e Borghi medievali dell’entroterra, le piste da sci di Roccaraso e Passo Lanciano, le vicine e commerciali Pescara e Chieti (circa 60 km).

 

Pescara (a circa 50 Km da Lanciano).

È innegabile che Pescara e la sua provincia rappresentano un punto di riferimento per tutto il territorio regionale grazie a tutti coloro che vi hanno abitato e che vi abitano. Non è solo il numero degli abitanti, oltre 100.000, a definire Pescara la più grande città d’Abruzzo. A Pescara ci sono le agenzie di tutte le banche più importanti, gli uffici di aziende pubbliche e private presenti a valenza regionale, il solo aeroporto d’Abruzzo, la stazione a oggi più moderna d’Europa, il porto turistico tra i più ospitali del Mediterraneo per servizi forniti, la sede del solo giornale a tiratura regionale “il Centro”, la sede RAI, la Soprintendenza ai beni librari per l’Abruzzo, la Sovrintendenza ai beni archivistici per l’Abruzzo e il Molise. A Pescara faceva scalo il treno “la valigia per le Indie” che collegava Londra a Bombay e che ha giustificato la costruzione nel 1910 del bellissimo “Grand Hotel” in via Orazio, riportato ultimamente al suo splendore architettonico anche se con altra destinazione. In via delle Caserme il “Museo delle Genti d’Abruzzo” racconta una continuità culturale di 6.000 anni: quella degli Italici arrivati in Abruzzo nel 4.000 a.C. e rimasti uguali a se stessi fino ad oggi grazie al confine naturale dei monti.

 

La Majella (a circa 80 Km da Lanciano).

La Montagna della Majella, Padre dei Monti per Plinio il Vecchio, Montagna Madre per gli abruzzesi, alto, imponente, selvaggio, gruppo montuoso, fa parte, di diritto, del patrimonio mondiale dei Parchi Nazionali. Geograficamente costituito da quattro grandi individualità orografiche – la Majella propriamente detta, ampio e compatto massiccio calcareo, il Morrone, il Porrara e i Monti Pizzi, con le valli e i piani carsici che fra esse si interpongono – è un Parco Nazionale che per posizione geografica, per asprezza, vastità, e imponenza, per il rigore e la mutevolezza climatica, è sicuramente unico nel suo genere e racchiude al suo interno, in vaste aree (widelands), che presentano aspetti peculiari di natura selvaggia (wildland), la parte più pregevole e rara del patrimonio nazionale di biodiversità, di importanza europea e mondiale.

 

Gran Sasso (a circa 90 Km da Lanciano).

Il Parco Nazionale del Gran Sasso si estende per 160.000 ettari di cui 135.000 in Abruzzo. Comprende 44 comuni. Al suo interno ricadono completamente le catene montuose del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il Corno Grande, con i suoi 2912 metri di altezza, è la montagna più alta dell’Appennino. Sempre sul Corno Grande troviamo “il Caldarone”, l’unico ghiacciaio dell’Appennino ed il più meridionale d’Europa. A meridione del massiccio si estende la sconfinata piana di Campo Imperatore, posta a 1600 metri di altitudine. La catena della Laga, particolarmente importante sia dal punto di vista geologico che naturalistico, comprende tra le altre la vetta del monte Gorzano (2458 metri). La flora del Parco presenta un patrimonio vegetale di grande valore; vi si trovano boschi di faggio – dove vivono pure il ciliegio selvatico, l’agrifoglio, l’acero di monte e il tasso – e boschi di castagno con un ricco sottobosco di lamponi, mirtillo nero, belladonna, orchidee selvatiche e varie specie di funghi.
Un cenno a parte meritano i piccoli boschi di abete bianco (Selva di Cortino, Bosco Maltese, Selva degli abeti) residuo dell’antico popolamento misto di abeti e faggi dell’Appennino. La fauna del Parco è molto varia ed è rappresentata da specie rare, quali il lupo appenninico, il gatto selvatico ed il camoscio, reintrodotto da poco sul Gran Sasso, oltre che da cinghiali, scoiattoli e volpi, tutti piuttosto diffusi. Tra gli uccelli rapaci si segnalano l’aquila reale, il falco pellegrino e l’astore.

 

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