Made in Italy: falsi 3 su 4 all’estero

Da: oltrelinea  30/10/2009
Parole chiave: Marketing

 La polenta diventa palenta, il pecorino cinese fatto con latte di mucca, il Chianti californiano, il formaggio Romano prodotto nell’Illinois, sono purtroppo solo pochi esempi di ciò che si può trovare all’estero e che viene spacciato come italiano. Secondo Coldiretti è un giro d’affari che vale più di 50 miliardi di euro, praticamente 3 prodotti alimentari su 4 presenti sul mercato estero sono delle imitazioni del Made in Italy. Un danno oltre che economico, anche d’immagine: la qualità, l’originalità e la tipicità dei nostri prodotti viene banalizzata e confusa con dei falsi che tolgono spazio alle esportazioni del nostro Paese, le quali potrebbero invece quadruplicare se solo esistesse un modo per certificare la provenienza effettiva dei prodotti. Ma i dati sono tutt’altro che rassicuranti e non vi è ancora un obbligo da parte di tutte le nazioni di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari. Tutto ciò si traduce in un gigantesco danno a discapito dei nostri produttori d’eccellenze, i quali si trovano a dover affrontare contraffazioni di ogni tipo che, spesso, arrivano prima dell’autentico Made in Italy. L’etichettatura serve proprio a questo: dare il giusto riconoscimento a chi, con arte e passione, dedica la propria vita a generare vere e proprie ricchezze.

Parole chiave: Marketing