Una Scuola ed una Diocesi Fotovoltaica

Una Scuola ed una Diocesi Fotovoltaica da A.C.i. Service Srl

Da: A.C.i. Service Srl  09/06/2008
Parole chiave: Impianti Fotovoltaici

Tratto da:
Chiesa Oggi 81
Architettura e Comunicazione
Così l'energia ha costo "zero"
Di Baio Editore
ENERGIE RINNOVABILI UNA DIOCESI FOTOVOLTAICA
Anche in Italia la Chiesa sta muovendo i primi passi per l’uso di energie rinnovabili. Anzi, qui è ancora più avanti che altre istituzioni. Nella Arcidiocesi di Potenza già da qualche tempo si stanno realizzando installazioni: nel 2006 è stato messo in funzione un impianto da 20 kWp nel Seminario minore e altri due progetti sono in corso di realizzazione per l’episcopio e per il centro alloggi sacerdoti “Sacro Cuore”.
Tutti questi impianti sono progettati e realizzati da un’azienda, partner di una delle maggiori società tedesche del settore, che primeggiano a livello mondiale. Il Dr. Simone Piedilato, coordinatore delle operazioni di Aci Service, ci spiega il senso di questi interventi.
“Sono installazioni fotovoltaiche, che producono energia pulita, che non causa alcuna forma di inquinamento. Rappresentano inoltre un forte risparmio, grazie al meccanismo di incentivi attivato, e con le misure più recenti il costo diventa praticamente nullo.”
Vediamo con ordine…
L’installazione del 2006 per il Seminario minore di Potenza è stata realizzata con il contributo dei fondi POR (Programmi Operativi Regionali) che coprivano in conto capitale il 75% dei costi. Era un fondo straordinario finanziato dall’Unione Europea per particolari progetti ambientali e di efficienza energetica nelle regioni “Obiettivo 1” Puglia, Basilicata, Sicilia, Campania, Sardegna, attivato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). Dal gennaio 2007 la Basilicata è uscita dal gruppo delle regioni Obiettivo I. Vi sono invece contributi in conto esercizio (erogati cioè non per
l’installazione, bensì in proporzione a quel che l’impianto produce) e disciplinati dal Decreto Ministeriale 19/02/2007 anche noto come “Conto Energia” validi su tutto il territorio nazionale. Tramite il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) il Ministero dell’Economia rimborsa i proprietari degli impianti fotovoltaici secondo un tariffario che prevede un rimborso commisurato alle fasce di potenza: da un minimo di 36 €cent per ogni kW di energia prodotto per gli impianti più grandi (oltre i 20 kWp posizionati a terra), a un massimo di 49 €cent per kW prodotto, per gli impianti più piccoli di potenza fino a 3 kWp installati in integrazione architettonica.
Attenzione: stiamo parlando di incentivi per l’energia prodotta, non per quella venduta o ceduta in rete.
Non si può quindi vendere energia?
Si può, ma non è questo il caso del Seminario di Potenza. Per vendere energia in rete occorre disporre di una gestione amministrativa più complessa, con partita IVA e per impianti di potenza superiore ai 20 kWp diventare “officina elettrica” in conformità a quanto disciplinato dall’Ufficio Tecnico di Finanza U.T.F.. Agli Enti ecclesiastici in genere conviene di più (a meno che non abbiano già una tale organizzazione amministrativa) limitarsi a ricevere contributi per l’energia prodotta e consumata, usufruendo dell’ulteriore strumento del “contratto di scambio sul posto” per cui è possibile usufruire di sera o di notte dell’energia elettrica prodotta di giorno dall’impianto fotovoltaico.
E quanto costa un impianto?
Con i nuovi incentivi, l’impianto può essere realizzato praticamente senza anticipazioni dirette di capitali. Come General Contractor noi ci occupiamo di seguire tutto l’iter, dal progetto all’installazione, alla manutenzione dell’impianto, in modo tale che questo si realizza a costo zero per il cliente.
In che modo?
Indico un iter in 7 passi:
1. Studiamo la realizzabilità tecnica dell’impianto.
2. Studiamo la fattibilità sottoil profilo della convenienza economica (in una chiesa di piccole dimensioni il cui consumo energetico è saltuario e minimo, oppure non ha spazi ben soleggiati durante tutto il giorno probabilmente il fotovoltaico non conviene).
3. Tramite il nostro broker individuiamo l’istituto bancario che può finanziare alle condizioni migliori l’impianto (una consulenza che non costa nulla al cliente perché alla fine il nostro profitto deriva dalla realizzazione dell’impianto, non dai singoli passi previ).
4. Seguiamo l’iter per ottenere le autorizzazioni necessarie.
5. Realizziamo l’impianto.
6. Presentiamo al GSE le pratiche per l’ottenimento dei contributi.
7. Stipuliamo il contratto per la manutenzione dell’impianto e per la sua sicurezza. In altri termini: a meno che il proprietario non abbia fondi propri per realizzare l’installazione, questa è finanziata da una banca. Una volta che l’impianto è a regime, i contributi che si ricevono per l’energia prodotta
insieme ai risparmi conseguiti dall’abbattimento delle bollette di fornitura elettrica (ENEL, ACEA, AEM, ecc...) servono per ripagare il credito ricevuto per la sua realizzazione (ma è per questo che occorre pianificare bene l’operazione: se non si produce una quantità di energia sufficiente, si riduce la quantità di contributi GSE e si può incorrere nell’incapacità di ripagare, con i soli utili derivanti dall’impianto, il debito verso le banche).
Quanto costa la manutenzione?
Anche questa, se la pianificazione finanziaria è stata ben fatta, rientra in quel conto economico che si ripaga attraverso gli incentivi e i risparmi in bolletta.
Naturalmente occorre assicurarsi anche contro i rischi di eventuali defaillance, perché se l’impianto si ferma, si rimane privi dei contributi…
Ci sono parecchi rischi…
In realtà, no. Fino ad ora non sono accadute rotture di impianti realizzati a regola d’arte, anche perché le componenti di impianto usufruiscono di garanzie molto estese nel tempo, 25 anni per i moduli fotovoltaici e 10 anni per i convertitori CC/AC, e comunque proprio per evitare questi rischi esistono apposite coperture assicurative…
Ma l’esperienza pregressa è troppo recente …
In Italia non c’è esperienza pregressa. In Germania sì: i primi impianti fotovoltaici risalgono agli anni ’80 e sono tutti ancora in funzione.
Considerato che nella peggiore delle ipotesi nel giro di una quindicina di anni si ripagano completamente, superata quella soglia diventano produttori di ricchezza per i proprietari. Ripeto: su impianti di dimensioni anche medie non si sono verificate rotture non ripristinabili nel giro di 3 o 4 giorni lavorativi.
Com’è possibile?
Sono semplici, non hanno parti meccaniche in movimento, non sono naturalmente soggetti ad usura.
Perché avete scelto i moduli di produzione tedesca?
La Germania rappresenta il maggiore mercato del mondo per gli impianti fotovoltaici. Uno dei maggiori “system integrator” tedeschi ha un’esperienza molto lunga e opera da tempo sul piano internazionale.
Ma, per tornare al discorso di prima, un impianto come quello realizzato sul seminario minore di Potenza ha un suo costo, e certe caratteristiche tecniche…
Certo, è di circa 110 mila euro. Il costo varia un poco a seconda delle strutture di sostegno ed ancoraggio dei moduli e della difficoltà di installazione.
Un impianto come quello del Seminario minore, di 20 kWp, copre una superficie di circa 150-170 metri quadrati lordi. I moduli alla nostra latitudine (Italia Meridionale) devono essere preferibilmente inclinati di 30° per ottenere il massimo rendimento (essere cioè mediamente a 90° rispetto ai raggi solari incidenti). La condizione ottimale è quando un tetto ha già questa inclinazione. Su un tetto piano, i pannelli occupano una superficie maggiore, perché
devono essere posti a riseghe, per evitare che si generino ombre.
L’installazione è semplificata dalla pendenza del tetto: con i pannelli inclinati di 30° il rendimento è ottimale.

Parole chiave: Impianti Fotovoltaici