RICOSTRUIRE IL PASSATO - Ricostruire parti introvabili per auto d'epoca

RICOSTRUIRE IL PASSATO - Ricostruire parti introvabili per auto d'epoca da Partec s.r.l. - Prototipazione Rapida

Da: Partec s.r.l. - Prototipazione Rapida  05/12/2012
Parole chiave: Stampaggio Materie Plastiche, Prototipi, Fusione

Antonio Gallia, proprietario di un garage a Torino, progettò e costruì nel 1935 una speciale testa per il motore della Fiat 508 detta “Balilla”. Si era in un periodo di restrizioni e i carburanti scarseggiavano, tant’è che si pensava a soluzioni alternative di stampo autarchico, sfociate nell’impiego per autotrazione del metano e del gas da gassogeno (cosiddetto “gas povero”, ottenuto dalla combustione di carbone o legna). L’idea di Gallia scaturì dal desiderio di ridurre il consumo di carburante, cosa tanto più utile se destinata a uno dei modelli più popolari, quale era la 508.
La termodinamica insegna che un aumento del rapporto di compressione del motore comporta un parallelo innalzamento del suo rendimento termico. Ma c’è un limite, dato dalla detonazione; essa
può essere evitata impiegando combustibili con elevato numero di ottano: merce rara, in quegli anni. Tuttavia, anche la forma della camera di combustione condiziona il rendimento e così, sulla base di queste due considerazioni, la strada da percorrere era delineata. Gallia ridisegnò le camere di combustione seguendo il profilo Ricardo, incrementò il rapporto di compressione e, per annullare
il rischio di detonazione, fece in modo di ridurre il gradiente termico attorno alla candela utilizzando come materiale per la testa l’alluminio anziché la ghisa, che consente un più efficace scambio di calore. Le prove su strada confermarono che l’obiettivo era stato raggiunto. Il consumo medio della Fiat 508 Balilla scese significativamente, passando in media da 8,5 litri per 100 km a 7. E questo senza sacrificare le prestazioni. Gallia, in un secondo tempo, proseguì lungo la strada intrapresa
montando un carburatore con getti più stretti e modificando l’alimentazione per utilizzare il metano, ma ne soffrivano troppo le prestazioni e i clienti non accettarono di buon grado il sacrificio.
Le teste montate da Gallia furono qualche migliaio: purtroppo nessuna, che si sappia, è giunta fino a noi. Di qui è partita l’iniziativa di ricostruirla, utilizzando le metodologie e le tecniche che il progresso oggi mette a disposizione.

Quattro mesi dalla scansione alla testa finita Abbiamo intervistato allo scopo Ivan Scandella, responsabile tecnico della Partec di Parre (BG), società all’avanguardia nelle tecnologie
di prototipazione rapida.

Come è nato il contatto con Vesco?
Ci spedì nel settembre 2009 una lettera - dice Scandella - scrivendo che aveva letto il servizio comparso su Automobilismo d’Epoca (vedi n° 50 - agosto/settembre 2009) circa la possibilità di riprodurre particolari introvabili per mezzi d’epoca grazie alle attuali tecnologie di prototipazione rapida in nostro possesso. Il suo obiettivo era il rifacimento di una testa oggi introvabile.
In quell’articolo però si parlava di dettagli ben più semplici, come fanalini e maniglie.

Quali problemi ha posto il progetto di una testa, ben più complicato?
Il problema infatti era singolare. Con il fanalino e la maniglia eravamo partiti dall’originale danneggiato, mentre qui non c’era nulla che potesse fare da “master” per la riproduzione. Tuttavia, Vesco ci poteva fornire l’originale testa Fiat e un disegno che spiegava le differenze con quella tipo Gallia.

Come si è svolto il lavoro?
Eravamo a novembre 2009. A quel punto dovevamo ottenere, tramite una scansione ottica, il modello matematico dell’originale testa Fiat. Fatto questo - prosegue Scandella - il modello tridimensionale ottenuto andava rielaborato secondo le specifiche Gallia, cosa effettuata basandosi sulla riproduzione di un disegno tecnico tratto da una pubblicazione fornita da Vesco. Con la preziosa collaborazione di quest’ultimo e del signor Mietitore, presidente del Club Balilla ed entrambi profondi conoscitori dell’argomento, abbiamo esaminato il file 3D, controllate le misure e verificata la rispondenza del modello ottenuto al disegno originale. A questo punto avevamo creato al computer il modello della testa. Il passo successivo è stato disegnare al CAD e creare, per mezzo delle nostre macchine di prototipazione rapida, le anime e i modelli sinterizzati necessari alla fonderia, ottenuti i quali è stato possibile procedere con la fusione della testa. Verificata la qualità del pezzo ottenuto, si è dato il via alle lavorazioni meccaniche. Tenendo conto delle necessarie soste per concordare i momenti di incontro e condivisione con il nostro cliente, tutto il lavoro è stato compiuto nell’arco di poco più di quattro mesi.

AFFASCINATO DALLA GALLIA
Sentiamo ora da Mario Vesco (nella foto sotto) come è nata la passione per questo modello di automobile e quali sono stati i motivi che l’ hanno spinto in questa impresa. “La Balilla mi è piaciuta fin da giovane - afferma Vesco. La passione per questa macchina nacque nel 1960 quando un amico me ne fece provare una in versione spider. Mio padre mi assecondò e nel 1961 mi regalò una spider a quattro marce, adatta a un giovane ventenne che, con un’auto già allora dal “sapore antico”, voleva darsi un tono di fronte alle ragazze. Conseguita la laurea e iniziata l’attività lavorativa, comperai naturalmente un’auto nuova, ma l’interesse verso la Balilla non venne mai meno. Negli anni Ottanta acquistai e restaurai quella che ho adesso. Cominciai così a documentarmi con lo scopo di conoscere a fondo il modello Balilla in tutte le versioni. Fu così che, grazie a un libro scritto da Angelo Tito Anselmi e intitolato Cento italiane vive, seppi della testa Gallia. Lo spirito di
Antonio Gallia e il modo con cui portò avanti la sua idea mi hanno sempre affascinato e a lungo ho
cercato una sua testa. Anselmi è il solo ad aver illustrato a fondo le caratteristiche di questa soluzione e i motivi che portarono Antonio Gallia a dare seguito alla sua idea. Se non ci fosse stato questo libro, oggi non avremmo potuto riprodurla.” Oltre ad Antonio Gallia, ci furono altri preparatori che idearono per la 508 teste diverse? “Gallia non fu l’unico a pensare a una soluzione di questo tipo, anche se altri lo fecero per altri motivi. La testa Siata, per esempio, era finalizzata all’aumento delle prestazioni: aveva le valvole in testa, il che rendeva tutto molto più complicato perché il montaggio richiedeva lo spostamento dei collettori di aspirazione e di scarico, mentre quella Gallia era facile da montare. Inoltre la testa Siata era in bronzo, mentre quella Gallia era in alluminio.”
Quali sono le particolarità della testa Gallia?
“La particolarità della Gallia - continua Vesco - oltre all’aumento del rapporto di compressione, sta nella progettazione della camera di scoppio. Nella testa Fiat la forma delle camere è trapezoidale, nella Gallia è triangolare. Ciò favorisce il flusso dei gas ed è uno degli aspetti di progetto che maggiormente mi colpirono.”
Come mai la ditta Gallia sparì?
“Gallia realizzò teste anche per la Topolino e la Campagnola. Avevano, però, valvole nel basamento, quando i motori più moderni erano già a valvole in testa. Negli anni ’60 Antonio Gallia era anziano
e la sua attività terminò, credo, in modo naturale.”
Si è mai imbattuto in una testa Gallia originale?
“Alla fiera di Padova, parecchi anni fa, ne trovai una. Ma il proprietario la cedeva soltanto in cambio di una testa Alfa Romeo 1750 degli anni ’30...”

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