GONNOSFANADIGA

GONNOSFANADIGA da RISTORANTE PIZZERIA DA LELLO

Da: RISTORANTE PIZZERIA DA LELLO  06/01/2009
Parole chiave: RISTORANTE GONNOSFANADIGA

Gonnosfanadigaè un centro situato alle pendici del Monte Linas. Le origini del Paese risalirebbero al periodo Neolitico, IV millennio a.C., le cui tracce sono dimostrabili dal ritrovamento di reperti caratteristici di questa popolazione. Sul nome Gonnos si discute su due teorie. La prima è che il significato della radice Gon sia «collina», la seconda riconduce il nome Gonnos, scritta anticamente con una sola «enne», all’apofonia del vocabolo greco “ghenos”, il cui senso è nascita, origine. Fanadiga, che nasce sull’altra sponda del Rio Piras, così chiamata fin dai tempi dei romani, deriverebbe da «Fanum» che vuol dire “tempio”.

La presenza di Nuraghi e Tombe dei Giganti nel territorio circostante, successivamente al popolo Neolitico, conferma l’insediamento della civiltà Nuragica. In località San Cosimo si trova la , tra le più maestose della Sardegna. Altra tomba di recente ritrovamento e di notevole interesse per il tipo di costruzione, è quella situata in regione “Riu Mannu”.

        Presso le campagne di Sibiri si sono rinvenuti numerosi frammenti di cotto. Altri ritrovamenti di macine, ciotole in rame, lacrimatoi, vasellame, monili e resti d’anfore, di sicura origine romana, si sono trovati nelle regioni di Pal’ e Pardu e . La dominazione del paese da parte dei romani durò per ben settecento anni. Successivamente ai romani, i quali trovarono grosse difficoltà alla permanenza nell’isola dovuta all’ostilità dei sardi, esasperati dalle continue richieste di balzelli, succedette il popolo Bizantino che rimase per 150 anni al quale si deve la divisione della chiesa in romana e greca. Con l’evangelizzazione del territorio, per merito dei monaci greci, ben tredici chiese furono edificate il cui fine era quello di riunire i fedeli alla conversione. Sull’area dell’attuale chiesa di sorgeva molto probabilmente il primo tempio dei gonnesi quello di Sant’Antonio Abate, successivamente utilizzato come ossario. Agli inizi del 700 cadeva in rovina la chiesa di Sant’Elia. In seguito sulla stessa area, grazie alla generosità della popolazione, fu innalzata la chiesa del . A seguito della dominazione Bizantina i Sardi conobbero un periodo di relativa tranquillità e pertanto grazie alla tenacia degli stessi intorno al IX secolo furono creati quattro Giudicati autonomi quelli di Cagliari, Arborea, Torres e Civita. I Giudicati erano suddivisi per distretti e vi facevano parte un certo numero di “Partes” o villaggi: Gonnos, Arbus, Guspini Arcidano, Marrubiu, Uras Sardara Pabillonis, San Gavino appartenevano a quello di  Arborea. I Giudicati interruppero il loro operato con l’insediamento delle milizie aragonesi-spagnole ed intorno al 1414 il Visconte di Narbona, a seguito di lunghe trattative col Re Ferdinando I, rinunciò al Giudicato di Arborea, in cambio di 150 mila Fiorini d’oro d’Aragona.
La leggenda di narra che il simulacro della santa non sia possibile smuoverlo dalla nicchia, situato sull'altare maggiore e racchiuso da una vetrata, perché tempi addietro la popolazione disperata per la siccità fece una processione usando per l'appunto quella statua. Ne derivò una catastrofe con diluvi spaventosi e altri inconvenienti. Da allora, infatti, in processione viene portata un'altra statua che si trova tutto l'anno nella chiesa del Sacro Cuore.         Ancora secondo la leggenda, si narra che, Santa Severa, passando  sulla roccia con un asino e un cane in quella località, abbia lasciato impresse le impronte dei suoi piedi e gli animali che l'accompagnavano quelle delle loro zampe.

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