neve Bronte

Da: parco dell'etna  18/11/2008
Parole chiave: Ristorante, Alberghi, Escursioni

La porta dell'Etna Chi volesse trascorrere qualche ora immerso nella natura incontaminata tra una vegetazione fitta e rigogliosa e panorami mozzafiato deve, senza ombra di dubbio, recarsi a Maletto, il paesino più alto dell'intera cintura dei Comuni etnei. Il suo territorio, di grande interesse naturalistico, guarda al Parco dei Nebrodi ma ricade quasi interamente nel Parco dell'Etna, inerpicandosi sul Vulcano sino alla sua sommità, ben oltre i 3000 metri. Considerato da sempre la porta dell'Etna, Maletto apre ai turisti il versante più bello del vulcano. L'itinerario che vi consigliamo si snoda partendo da quota 1000 metri in contrada Fontana murata, raggiunge poi il Rifugio di Monte Scavo,la pista di sci da fondo e ritorna giù fino a contrada la Nave, che si trova sul versante est e costeggia il territorio di Bronte. Lasciando la statale 284 e percorrendo una strada sterrata chiamata Fontana murata-Bosco Maletto ci si addentra nell'omonimo boschetto lasciandosi alle spalle il paese e la civiltà moderna. Un senso di pace ci pervade alimentato dal silenzio che regna in questi luoghi interrotto soltanto dal fruscio del vento che si infrange sui vecchi alberi di roverella, leccio e castagno. Il bosco è molto curato grazie soprattutto ai lavori di manutenzione svolti dall'Azienda Forestale di Bronte che si è preoccupata di chiudere l'ingresso del bosco con un robusto cancello per evitare che tutti i visitatori possano accedere in auto. Qui è facile incontrare bovini o maiali e con loro qualche cinghiale. I cinghiali possiamo trovarli anche a quota 1000 metri a due passi da contrada Cucchiara, dove il Comune sta realizzando un'area attrezzata per pin nic all'aperto. Nell'area tutto è in armonia con la natura, non si trova neppure un filo di cemento, i muretti sono realizzati in pietra lavica tagliata con maestria a forza di piccone e l'uomo ha stabilito con la natura un rapporto di rispetto e reciproco scambio oramai da centinaia di anni. Più procediamo e ci avviciniamo alla vetta del vulcano e più il paesaggio si popola della vegetazione tipica del luogo: faggi, pini, abeti e qualche betulla. Durante la traversata ci si imbatte in una serie di rifugi. Tra questi le case Pappalardo a disposizione di chiunque voglia utilizzarli, dopo aver fatto formale richiesta all'Azienda Forestale di Catania. All'interno i rifugi sono forniti di cucina, caminetto, tavoli a volontà e scalda acqua a legna utile per chi desidera fare una doccia. Naturalmente chi decidesse di trascorrere la notte nei rifugi dovrà munirsi di comodi sacchi a pelo. Chi invece, volesse avventurarsi alla conquista del vulcano dovrà affrontare salite molto ripide. A quota 1400 metri incontriamo il cartello posto dal Parco dell'Etna che ci informa che siamo entrati nella zona "A", cioè l'area di tutela integrale del territorio e dopo un po' arriviamo sulla pista altomontana, la strada che percorre ad alta quota l'intero cono vulcanico. A questo punto possiamo riposarci un po' dato che le salite, almeno per il momento, sono finite. Ci accingiamo a raggiungere il rifugio Monte Scavo, meta ambita per molti escursionisti dove il terriccio della strada diventa rosso e la vegetazione a tratti scompare, perché il territorio è stato devastato dal fiume di lava dell'eruzione del 1974. A ridosso del rifugio di Monte Scavo la vegetazione diventa di nuovo fitta al punto da adombrare tutta la strada per farla nuovamente illuminare dal "Maggio ciondolo", un fiore pensile giallo che la fa sembrare rischiarata da un lampadario. Qui il panorama è spettacolare. Si aprono pure parecchi sentieri che conducono nei luoghi più interessanti, ma è a due passi da li, proseguendo nel territorio di Bronte, che incontriamo la grotta dell'Annunziata. Qui dopo aver affrontato la grande salita della pista da sci da fondo arriviamo al piccolo ma accogliente rifugio Monte Maletto, immerso e quasi nascosto dagli alberi dove la vegetazione si arricchisce del ginepro dell'Etna e di funghi, tra cui il profumatissimo porcino.Una breve sosta e proseguiamo ritornando sulla pista altomontana fino a raggiungere bosco Sciarelle di proprietà comunale. Da li cominciamo la nostra discesa incontrando altri due rifugi, quello appositamente chiamato Sciarelle e quello di Trentasalme che invece è di proprietà dell'Azienda foreste demaniali. Qui tramite sistemi tradizionali che utilizzano pompe a manovella l'acqua raggiunge l'interno dei rifugi attrezzati anche di tavoli e barbecue. I rifugi sono il luogo ideale per concedersi una sosta e dopo aver pranzato, usciti dal territorio demaniale, si arriva in contrada "Nave" costeggiando una maestosa bocca eruttiva. Il nostro viaggio fra le meraviglie malettesi dell'Etna è finito ed ora non ci resta che ritornare a casa. Scendiamo quindi, ritrovando una strada asfaltata che ci riporta sulla Ss 284 a qualche km dal punto di partenza. 2*22 2° Giorno 2 Piano dei Grilli A poca distanza dall’hotel Parco dell’Etna si trova una strada in basolato lavico e, dopo avere attraversato un’area del tipico pistacchieto di Bronte e un suggestivo tratto di lave cordate (pahoehoe) dell’eruzione del 1651, si giunge all’inizio del sentiero davanti una casermetta forestale. Il primo tratto è caratterizzato dalla presenza di Ginestre (Ginesta aetnensis) a portamento arboreo seguite da un bosco di Lecci e Roverelle. Nella tarda primavera il paesaggio si riveste di meravigliose ed estese fioriture di ginestra (genista aetnensis) dal profumo inebriante. La ginestra è un ottima colonizzatrice delle lave in virtù delle sue forti radici che riescono, pian piano, a disgregare la lava ed a preparare il terreno a piante che si insedieranno successivamente Il sentiero si sviluppa su un altopiano caratterizzato da ampie praterie; la vista spazia con ampie vedute del versante Nord Ovest dell’Etna punteggiato da coni vulcanici di varie epoche e affascinanti angoli di natura ancora integri. Costeggia Monte Minardo, Monte Peloso, Monte Tre Frati e Monte Ruvolo ritornando al punto di partenza. Lungo il sentiero si possono incontrare “pagghiari in pietra” e ovili caratteristici del mondo pastorale Dell’Etna, soprattutto del versante nord occidentale, dove i pastori si riparavano dal vento, dalla pioggia e dal sole. La pianta di questi edifici è circolare; il fabbricato è realizzato con pietrame lavico assemblato a secco, senza l’uso di malta e cementi., se siete fortunati potrete ammirare gli ultimi esemplari di aquila reale dell’etna, dall’apertura alare impressionante. Consigli e attrezzature.Curare l’abbigliamento in funzione del clima e del particolare morfologia del terreno: il vestiario dovrebbe essere comodo, tanto da consentire libertà di movimento, ma robusto per evitare graffi. Le scarpe potranno essere più o meno pesanti purché fornite di una buona suola per affrontare il terreno lavico.Non uscire dal sentiero segnalato. Potreste recare disturbo alla vegetazione ed agli animali ( in questa area nidificano le ultime cinque aquile reali esistenti sull’etna),. Il sentiero attraversa un’area protetta. Non buttare carta ed oggetti, non estirpare o danneggiare piante, non raccogliere fiori, non accendere fuochi. Fate in modo che chi visiterà il sentiero dopo di voi non si accorga del vostro passaggio. Durante il soggiorno sarà organizzata una visita ad un laboratorio dove si lavora il pistacchio e si preparano i deliziosi prodotti dolciari (dal gelato al pesto di pistacchio) con degustazione e possibilità di acquisto. E’ altresì possibile organizzare delle visite guidate alle cantine etnee con degustazione dei vini del vulcano, visita al museo etnologico dell'antica civiltà contadina e al museo dei presepi.

Parole chiave: Alberghi, birdwatching, Escursioni, Itinerari Personalizzati, Parco, Pistacchio, Ristorante, Trekking