Malattie psicosomatiche

Malattie psicosomatiche da Studio di Psicoterapia e Psicosomatica - dr. Gianni Battaglion

Da: Studio di Psicoterapia e Psicosomatica - dr. Gianni Battaglion  19/05/2009
Parole chiave: Psicoterapia, depressione, Gastrite

Generalmente  con "Malattie Psicosomatiche" si intendono quei disagi fisici provocati da fattori psicologici. Questa concezione è corretta ma non esauriente, perché lascia intendere che la causa della malattia sia un qualcosa che accade nella mente. In questo caso corriamo il rischio di considerare mente corpo come qualcosa di separato. Le moderne concezioni scienza applicata all'uomo considerano tutte le malattie come "psicosomatiche" nel senso che coinvolgono l'intero individuo nella sua dimensione fisica e psichica nonché spirituale. Ne consegue che ogni malattia è la conseguenza di un disequilibrio dell'organizzazione interna del "sistema uomo". Il ruolo svolto dalla coscienza individuale nella genesi della malattia è dato dall'impossibilità di poter accedere a contenuti significativi che sono simbolizzati nei sintomi stessi della patologia. Potremmo dire che ogni malattia contiene in se stessa sia la causa del problema che la sua soluzione. Sul piano personale i disagi che si esprimono sul versante fisico e/o su quello psichico, esprimono una sorta di blocco alla propria evoluzione personale. Quello che accade quando ci ammaliamo è il tentativo da parte del nostro Sé profondo di ripristinare un ordine vitale interno tale da poter favorire un'ulteriore evoluzione della coscienza che può essere ostacolata, da un lato dalla presenza di conflitti rimossi derivanti dalla propria storia personale, dall'altro dall'incapacità di accedere a tali contenuti. Non dobbiamo poi dimenticare il contesto in cui si trova inserito il paziente, e qui intendo non soltanto il contesto familiare parentale o amicale ma anche il contesto culturale, politico, ambientale (in una parola ecologico in senso ampio). Certe malattie di tipo endemico sono legate a fattori di ordine collettivo; in altre parole, potremmo dire che non è solo l'individuo ad essere malato ma l'intera collettività, pensiamo ad esempio all'alterazione del sistema immunitario presente nel AIDS. In questo caso, purtroppo molto grave, è espressa una difficoltà legata alla propria identità profonda in quanto l'organo coinvolto è il sistema immunitario stesso; quando andiamo ad indagare le problematiche di una persona sieropositiva scopriamo le sue difficoltà a riconoscere se stesso, a riconoscere quali sono gli elementi che lo caratterizzano, le sue potenzialità e soprattutto i suoi limiti. C'è una sorta di inganno perpetuato nei confronti di se stessi. Quando affrontiamo lo stesso tema sul piano collettivo e storico dei nostri tempi, non possiamo non riconoscere le problematiche legate alla trasformazione dei confini tra le nazioni e tra le razze, alla globalizzazione che pone l'uomo di fronte a nuove situazioni, oppure pensiamo ai trapianti d'organo, eccetera. L'individuo è figlio dei propri tempi, è influenzato da fattori collettivi oltre che personali. Quando una persona giunge a chiedere una psicoterapia, è importante nella fase anamnestica raccogliere informazioni non solo di tipo psicologico (la sua storia personale e familiare, le sue origini, le sue esperienze, la situazione attuale, il lavoro, le relazioni, l'ambito affettivo, i sogni, eccetera) ma anche riguardanti le sue malattie sperimentate nell'arco la sua esistenza (raccogliere la sua patobiografia). Infatti, le malattie fisiche contengono in sé informazioni sul modo di procedere del paziente in un determinato momento storico della sua vita. La malattia può essere interpretata come fosse un sogno e in questo modo, le informazioni ricavate, possono essere contestualizzate nella sua storia. La visione simbolica del mondo e dell'uomo, quindi anche delle sue patologie, deve essere recuperata e utilizzata a fini terapeutici che altro non sono che l'aiutare l'individuo a trasformare se stesso. Riporto un frammento di un caso clinico dove la paziente soffriva di colon irritabile. Puntualmente, quando la paziente si trovava in forti situazioni di stress, soffriva di colon irritabile. In questo caso lo stress era causato da fattori interni in quanto la paziente si trovava a vivere un forte conflitto tra una parte di sé giudicante e colpevolizzante e un'altra parte desiderosa di esprimere propri sentimenti e le proprie emozioni; in altre parole non poteva esprimere ciò che sentiva o che pensava in quanto aveva paura di essere aggredita per quello che avrebbe detto o fatto. Questa situazione interna era stata sperimentata nella relazione con i propri familiari in particolare la madre ed era poi stata interiorizzata e rimossa. La paziente non aveva consapevolezza di questo suo conflitto e di conseguenza, soprattutto, non era in grado di elaborarlo. Tuttavia la carica affettiva legata questa esperienza era molto intensa e in un certo senso si "scaricava" nel corpo. Era in atto una regressione, vale a dire che inconsciamente la paziente cercava di elaborare il conflitto drammatizzandolo nel corpo e facendo fare al suo intestino ciò che la sua coscienza non riusciva. Esiste una stretta relazione tra cervello e intestino riconosciuta già dall'antichità: il cervello elabora le informazioni così come l'intestino elabora la materia; il cervello assimila ed elabora informazioni così come l'intestino assimila ed elabora il cibo. "Ciò che è parola non è nel corpo" è una regola della psicosomatiche, e in questo caso bisognava trasformare in parola i processi corporei.    

Parole chiave: Corpo mente, depressione, Ecobiopsicologia, Gastrite, Gastriti, Malattie psicosomatiche, Psicologia analitica, Psicoterapia, Psicoterapia ecobiopsicologica, Senso malattia,

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